Il paradiso dei viventi

Pensando e ripensando, perché proprio non riesco a smettere, ho capito una cosa importante, Guido: tu sei stato l’incarnazione tenace e sorprendente di quel principio Calviniano di sopravvivenza all’inferno. Avevi scelto la seconda via: pur non ignorandone l’esistenza tu avevi deciso -con tenacia e forza gentile, messa in atto ogni singolo giorno, continuamente- di fare durare e dare spazio a quello che inferno non è. Per questa ragione sono convinto che se non c’era prima, grazie a te un po’ di paradiso dei viventi adesso esiste. Sta a noi riconoscerlo e farlo durare. Grazie per averci mostrato il cammino.

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
[I. Calvino, “Le città invisibili”, 1972]